Depp v. Heard

Chiunque non abbia vissuto in una caverna tra l’aprile e il giugno del 2022 è sicuramente stato bombardato più o meno in maniera consenziente da post e notizie sul processo tra Johnny Depp e Amber Heard, un processo peculiare perché tanto bizzarro e surreale nella sua ostentazione pubblica da sembrare quasi un teatrino volto all’intrattenimento di massa. In realtà, dietro all’intento della mancata riservatezza di questo processo, c’è molto di più. Il documentario realizzato in tempi record “Depp v. Heard” (uscito qualche giorno fa su Netflix) fa luce proprio sugli aspetti più interessanti di questo caso mediatico.

“Depp v. Heard” analizza ad esempio in maniera interessante come la natura pubblica di questo processo abbia influenzato le sorti del processo stesso e la giuria incaricata di esprimersi; evidenzia come i social abbiano avuto un impatto più che significativo sulla percezione pubblica degli imputati; esamina il fenomeno sociologico che ha visto milioni di fan di Depp (la cui ragione era a mio giudizio spesso ottenebrata) patteggiare con l’attore statunitense con tanto entusiasmo quanta era la ferocia con cui inveivano contro Amber Heard.

Il documentario è insomma molto interessante e ne consiglio la visione a chi come me si fa prendere molto dai contenuti (di finzione o non) a tema legale ed in particolare dai processi statunitensi. Peccato solo per il fatto che “Depp v. Heard” spesso esageri troppo nel montaggio con l’inserimento di contenuti social realizzati ai tempi dagli utenti come reaction, fotomontaggi goliardici, TikTok ed intermezzi che avrei volentieri evitato per non distogliere l’attenzione dal processo stesso.