Dogman – Luc Besson

“Cresciuto nel New Jersey tra le violente angherie del padre e del fratello, che lo tengono prigioniero nella gabbia dei cani da combattimento, il giovane Douglas arriva all’età adulta con enormi ferite psicologiche e fisiche, essendo confinato alla sedia a rotelle con il precario uso delle gambe. Solo i suoi adorati cani gli danno sollievo: sono addestrati a rispondere a ogni suo comando, e per conto del loro padrone aiutano i bisognosi e rubano nelle case dei ricchi.”

Con “Dogman” (2023) ho avuto un rapporto conflittuale: da una parte l’ultimo film di Luc Besson mi è piaciuto molto e ha saputo scuotermi emotivamente; dall’altra, il continuo conflitto tra lo stampo crudo e realistico della pellicola e l’eccessiva sospensione dell’incredulità richiesta, ha fatto si che in molti momenti del racconto il mio coinvolgimento venisse meno. In parole povere, il rapporto tra il protagonista del film e i suoi numerosi cani è tanto bello quanto poco credibile: quelli di “Dogman” più che cani ricordano macchine da guerra a quattro zampe, un po’ come quelle viste nell’episodio “Metalhead” della quarta stagione di “Black Mirror”. Sono belli, sono simpatici, ma sono anche troppo dannatamente intelligenti, quasi come se tra loro e il protagonista si instaurasse una sorta di superpotere telepatico. Ahimè, ricordarmi costantemente di sospendere l’incredulità – come da sacro patto cinematografico – non è sempre bastato.

Peccato, perché in tutti gli altri suoi aspetti “Dogman” funziona davvero molto bene: regia e fotografia sono su ottimi livelli, la colonna sonora (in gran parte non originale) è efficace e, soprattutto, l’interpretazione di Caleb Landry Jones è da brividi e se venisse nominato agli Oscar non credo che farebbe un torto a nessuno. Il finale, nonostante tralasci un po’ troppo da parte i personaggi secondari, è potente ed evocativo. Se come il sottoscritto non avete fatto in tempo a vederlo appena uscito, recuperate “Dogman” non appena trovate l’occasione per farlo, ricordandovi che la vostra incredulità sarà messa a dura prova.

VOTO: 7.5